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Quando Pier Paolo Ferroni mise in musica delle scale … mobili

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Per tutti i musicisti si è solito suonare su delle scale. Cosa più impervia e concettualmente difficoltosa è quella di musicare delle scale … mobili. Questa richiesta venne fatta ad uno dei pochi artisti la cui fantasia e senso artistico potesse arrivare a fare tanto : Pier Paolo Ferroni.

La sfida alla quale Pier Paolo Ferroni fù chiamato, era quella di concepire un assolo di batteria che potesse accompagnare un video senza musica e permeato solamente sulle scale mobili. Una sfida piuttosto complessa e che richiese circa una settimana per definire e stilare un assolo.

Se andiamo indietro nel tempo, scopriremo che non è affatto una cosa inusuale chiedere ad un batterista di essere unico strumentista per accompagnare quanto succede nel video. Difatti tra gli anni ’20 e ’30, quando la batteria era agli inizi della propria storia, i film proiettati al cinema erano muti. Nei cinema per accompagnare quanto succedeva sullo schermo, spesso s’ingaggiavano batteristi che potessero suonare per dare un suono ai rumori che venivano suggeriti dalla pellicola. Questi batteristi venivano chiamati TRAP DRUMMER per via dei numerosi strumenti accessori che attorniavano la loro postazione. In tempi recenti, nel 2014 la batteria di Antonio Sanchez è stata l’unico strumento presente nella colonna sonora del film “Birdman”, vincitore di 4 premi Oscar, mentre nel 2016 l’italiano Fabio Rondanini ha musicato con la sua batteria e percussioni varie, lo svolgersi delle vicende della serie “Dov’è Mario?” di Corrado Guzzanti.

La nascita del progetto

La proposta nacque dopo che Pier Paolo suonò con il trio di Alberto Giraldi (direttore del conservatorio di Frosinone) presso una residenza privata. Il concerto venne ripreso da una Web Tv e l’esibizione del trio venne replicata un’altra volta. Nello stesso tempo un importante regista aveva in mente di realizzare un cortometraggio con unico tema, le scale mobili. Per musicare il cortometraggio, viene consigliato il nome di Pier Paolo da parte della persona dove si era esibito qualche tempo prima. 

Era una sfida impossibile. Andai a casa e stesi un copione. Il copione era fatto a secondi, quindi presi tutti i secondi in cui accadevano delle cose e cominciai a farmi un’idea più teatrale, che della time-line, per evitare effetti troppo ridondanti. Per esempio, volevo che il beat dettato dalla luce facesse delle poliritmie con quanto eseguivo. In questa maniera la luce e le immagini interagivano con quanto eseguito e facevano parte della composizione.  

Quello che Pier Paolo si appuntò prima di eseguire il brano, fu questo :

  • 1. 0.00 to 0.13 intro (caos) vai a tranquillo
  • 2. 0.13 to 0.19 guarda tunnel dal basso (quindi vai Walking con passi spezzati)
  • 3. 0.20 to 0.47 persone salgono…(Sali dinamica)
  • 4. 0.48 to 0.52 salitona scala mobile vista dal basso (Silenzio e rarefazione) vai a piu’ mosso forse due tempi
  • 5. 0.52 to 1.00 le scale una scende e l’altra sale (vista lato sin.) Continua cosi’
  • 6. 1.01 to 1.06 la coppia vista frontale (Vai a discesa) cadi
  • 7. 1.07 to 1.12 soggettiva discesa quasi arrivato
  • 8. 1.13 to 1.17 vista zoom verticale su scale che avanzano verso di noi
  • 9. 1.18 to 1.28 vista destra zoom scale che vanno verso sinistra e luce (bugia seme o zozzeria…)
  • 10. 1.29 to 1.39 vista frontale zoom scale verso di noi (fast swing)
  • 11. 1.40 to 1.51 Freccia verde verso fuori
  • 12. 1.52 to 2.09 super zoom scale verso fuori
  • 13. 2.10 to 2.17 divieto rosso led
  • 14. 2.18 to 2.52 super zoom scale verso fuori Vai a silenzio con voce….
  • 15. 2.53 to 3,56 finale (mezza salita fiato e poi ONDA disintegraziome

Una voce fuori campo (la mia) dettava minutaggio e titolo mentre suonavo

Il solo venne registrato in presa diretta senza sovraincisioni e la seconda take fù quella definitiva.

Le riprese erano molto rapide e ben eseguite, non erano mai uguali e dovevo assegnare momenti di sospensione quando la telecamera guardava in alto, e dava una sensazione quasi di volare verso la salita. Quindi i groove che suonavo erano dei groove che arrancavano. Oppure come quando la ripresa si ferma sui gradini che arrivano a fine corsa e si appiattiscono per passare sotto. In quel caso con la luce verde ad intermittenza, volevo dare un senso di corsa. Quando invece la telecamera si concentrava sullo svolgersi costante delle azioni, utilizzavo delle modalità di accompagnamento con metriche e figure più dilatate. Soltanto nella ripresa finale c’era una ripresa sul braccetto del corrimano che aveva un dislivello. Quel dislivello mi dava lo START per fare un solo libero che terminava quando la telecamera terminava la sua corsa, ed inquadrava il pavimento. 

Purtroppo l’audio che puoi sentire non fu editato per ragioni indipendenti dall’artista, ma ci regala comunque una grandissima espressione artistica di Pier Paolo e quella sana follia che divide un Artista da un semplice musicista.

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