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PIER PAOLO FERRONI, DRUM GURU : QUELLO CHE BEN SUONA

Senza deviazioni dalla norma, il progresso non è possibile

A dirlo fu Frank Zappa.

Ecco proprio il compositore italo-americano, con questo aforisma potrebbe aver ben sintetizzato il cammino di uno dei suoi più fedeli seguaci nel panorama italiano : Pier Paolo Ferroni.

Pier Paolo lo si potrebbe descrivere come un sognatore ed un realista, un ricercatore ed un innovatore, un avanguardista ed uno storico.

Per il batterista romano, il suo è un approccio di eterno curioso verso la musica. La batteria è lo strumento che lascia più libertà al proprio estro.

Dal vivo insieme a Lorenzo Feliciati (foto di Andrea Gianangeli)

GLI INIZI

Gli inizi professionali di Pier Paolo sono da ricercare nei primi ingaggi con una formazione di musica brasiliana, con i quali muove i primi passi.

Un giovanissimo Ferroni insieme a Vinnie Colaiuta

La folgorazione e l’incontro centrale della propria carriera arriva nel 1991. Vinnie Colaiuta tiene una fortunata clinic a Roma alla quale accorrono tutti i più grandi esponenti della batteria italiana. Chi era presente sicuramente ricorderà un ragazzo presente in prima fila che subisserà di domande il povero Vinnie : quel ragazzo dai grandi occhiali era proprio Pier Paolo.

Impressionato dal numero impressionante di domande, dalla grande curiosità e la conoscenza approfondita degli argomenti dimostrata dal giovanissimo Pier Paolo, al momento del rituale autografo, il batterista americano scrive a Pier Paolo il numero del proprio insegnante e guru : Gary Chafee.

Il numero del guru americano rimane una forte tentazione alla quale Pier Paolo inizialmente non risponde.

IL PRIMO VIAGGIO NEGLI USA

Pier Paolo conoscerà gli Stati Uniti poco dopo. Nel 1994 portando un brano composto da Davide Pettirossi, vince il contest “Artist Without Frontiers” con relativa borsa di studio per il Musicians Institute di Los Angeles ed esibizione presso l’Auditorium del M.I. con Oscar Cartaya (Spyro Gyra) e Toss Panos (Steve Vai Band) documentato dalle telecamere di Videomusic.

Durante quest’avventura, Pier Paolo ha anche il piacere di poter incontrare anche Ralph Humpry (storico batterista di Frank Zappa), il quale gli fa dono di una copia della Black Page scritta di suo pugno.

Tornato in Italia, mette a frutto quanto imparato negli Usa. Nel 1996 inizia ad insegnare all’Um (Università della musica di Roma) e contestualmente approfondisce lo studio delle mani con Gianni Di Renzo. Da subito diventa anche uno dei batteristi più ricercati ed ha l’occasione di poter accompagnare in tour Teresa De Sio. Al termine del tour, Pier Paolo capisce che alcuni aspetti del lavoro del batterista in Italia non gli stanno bene, e diventa troppo forte il richiamo di quel numero che Vinnie Coliauta gli aveva scritto 8 anni prima.

NELLO STUDIO DI GARY CHAFEE

Nel 1998 decide di tornare negli Stati Uniti per studiare con Gary Chafee.

Boston non è Roma. -17 gradi la temperatura media, una piccola stanza condivisa adibita sia a sala prove che a camera da letto, difficoltà nel trovare ingaggi remunerativi che non lo tenessero troppo distante dallo studiare, i costi alti della vita a Boston … Insomma la faccia amara del tanto millantato sogno americano. Tuttavia le 19 lezioni che compongono l’esperienza con il maestro americano, seppur lo mettono a dura prova, risultano molto formative e forgiano anche nella testa la nuova consapevolezza di Pier Paolo. A tal riguardo, caso assai difficile dal ripetersi, Gary Chaffee a titolo meritorio per gli sforzi, i risultati e l’impegno profuso da Pier Paolo, rilascia un attestato di qualifica che consente di avere il visto del tipo B1-B2 sul proprio passaporto.

Nei confronti di Pier Paolo, l’illustre didatta disse :

Pier Paolo ha donato tutta la sua vita allo studio per diventare un musicista eccezionale

Insieme a Gary Chaffee

Torna in Italia nel 2000 ed in breve tempo arriva a collaborare con artisti quali Stefano Bollani, Paul Gilbert, Lorenzo Feliciati, Greg Howe, Prophilax, Dean Bowman, Alex BrittiMassimo Nunzi e Frankie Hi Nrg.

Collaborazioni che ne dimostrano ancora una volta l’eclettismo acuito dal costante studio alla ricerca di un auto miglioramento. Il suo linguaggio è universale e spazia verso i più diversi generi.


Un ulteriore attestati di stima nei confronti della grande abilità del battersta romano, arriva anche da un’altra leggenda dello strumento. Nel 2002, aprendo una clinic di Virgil Donati viene notato dal batterista australiano che dirà

Ho visto suonare Pier Paolo la scorsa sera. Lui e Walter Calloni sono i miei batteristi preferiti in Italia

E’ endorser ufficiale di marchi prestigiosi quali i piatti Zildjian, batterie Dw, pelli Evans e bacchette Pro-Mark.

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