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Stefano Lucchini, da Parigi in nome di mio padre Enrico

stefano lucchini enrico lucchini

Calcisticamente, ma anche più volte nella storia ha trovato Francia ed Italia grandi rivali. Una rivalità tra quelle che rappresentano senza dubbio alcuno il polo principale della cultura europea. Numerosi sono gli esempi di artisti che hanno vissuto e lavorato tra queste due grandi nazioni.

Ovviamente anche la musica non può esimersi da questa regola. E’ il caso di Stefano Lucchini, italiano di nascita, ma con una vita vissuta perlopiù in Francia, a Parigi. Una carriera passata a suonare in molti dei luoghi più prestigiosi della capitale transalpina e non solo. Una profonda cultura ed amore per il jazz, molto attivo con i Magic Malik oltre che alla formazione hip-hop degli Odezenne. 

Il dualismo Francia-Italia è una scusa per parlarci insieme ed approfondire la sua storia, come si è formato e cosa c’è dietro la sua carriera da batterista, oltre ad incuriosirci sul padre che a detta di tutti è anche il padre della batteria italiana : Enrico Lucchini.

Intervista a Stefano Lucchini

Ciao Stefano, domanda scontata con cui iniziare un’intervista. Come hai iniziato a suonare ?

Ciao Valerio , ho cominciato da piccolo verso i 5 anni. A casa sul lago d’Ora dove andavamo tutti i weekend , c’erano le batterie di Enrico ed ovviamente sempre molta musica. Mi ricordo che in questo posto cominciavo a prendere le bacchette e a suonare il pattern swing sul tavolo. Un giorno Enrico mi portò giù a provare il piatto e poi la batteria. Da lì cominciai a suonare su dei dischi jazz come l’album Coltrane plays the blues , poi cominciò ad insegnarmi un po l’indipendenza e la tecnica sul rullante

Cosa rappresenta per te la batteria ?

E’ tramite lei che posso collegarmi con altre persone e fare musica. La musica è veramente una cosa importantissima nella mia vita. Ma probabilmente sarebbe potuto succedere anche con il piano o il sassofono o chissà …

I tuoi esordi sono stati in contesti di musica rock, pop e funk, ma poi hai deciso di dedicarti quasi interamente al jazz. Cosa rappresenta per te questa musica ?

Ho scoperto il rock con i Nirvana e i Guns ‘n’ Roses. Ho cominciato a fare delle prove e poi piccoli concerti verso i 15 anni con dei compagni di scuola. Arrivato al liceo ho incrociato ragazzi un po più grandi con cui ho suonato funk, ma avevo anche un gruppo un po neo metal, eravamo influenzati da Tool e Korn … Solo successivamente, all’università ho cominciato ad incontrare musicisti con cui suonare jazz. Da quel momento ho deciso di smettere gli altri gruppi che avevo e dedicarmi unicamente a questa musica. Per me il jazz è La musica del interplay e dello swing .

Vivi da tantissimi anni fuori dall’Italia. La decisione di vivere in Francia è un qualcosa di che si ripete in famiglia. Come mai questa scelta ?

Mah, a dirla tutta all’epoca non è stata veramente una scelta. Avevo 13 anni ed abitavamo a Milano dove andavamo alla scuola francese dove mia mamma (che è francese) insegnava. I miei genitori si sono separati e sono andato a vivere in Francia insieme a mio fratello e mia sorella.

 

Hai avuto la possibilità di suonare con grandi musicisti internazionali quali, George Cables , Magic Malik , Aaron Goldberg, Jesse Van Ruller e tanti altri. Batteristicamente come cambia il tuo approccio a secondo degli artisti con i quali ti trovi a collaborare ? Su quali peculiarità punti nel tuo drumming ? Pensi che il jazz sia un linguaggio universale oppure ogni singolo artista deve mantenere un linguaggio personale ?

Prima di tutto come sideman cerco di adattarmi al gruppo e ai solisti con cui suono ; poi di mettermi al servizio della musica e del repertorio e sempre prestare ascolto a quello che succede. Nel jazz la tradizione è molto importante, dopo si cerca di metterci il proprio tocco ma prima di tutto imparare come si fanno le cose. Penso che i musicisti che portano «vere innovazioni» sono pochi (ed è normale). Uno come Marcus Gilmore capita solo ogni tanto. Personalmente oltre ai batteristi storici mi piacciono molto Brian Blade , Bill Stewart o ancora Kendrick Scott.

Vivendo e lavorando molto all’estero, com’è percepita la scena musicale italiana all’estero ? Quali sono secondo te le maggiori differenze ?

Ci sono veramente tanti musicisti di alto livello in Italia. Frequento parecchi musicisti italiani a Parigi e quello che mi colpisce di più è apprendere come in Italia sia così difficile vivere della propria musica, senza insegnare. In Francia lo stato aiuta di più i musicisti professionisti.
Personalmente sono contento di vedere tanti italiani che suonano così bene trasferirsi a Parigi ma allo stesso tempo è un po un peccato per l’Italia …

 

In un’intervista di qualche tempo fa, un altro illustre batterista italiano che ha vissuto a Parigi per lungo tempo come Simone Prattico mi ha detto che la vera ricchezza musicale di Parigi è l’aver incanalato tutte le culture delle ex colonie. Pensi anche te la stessa cosa ?

Parigi è effettivamente una città molto ricca dal punto di vista multiculturale; ci sono effettivamente musicisti che vengono o discendono dalle ex colonie, poi ci sono anche molti musicisti stranieri, europei e americani che si trasferiscono qui . C’è molta vitalità nella scena musicale.

Molto del jazz più moderno predilige suoni più controllati, mentre, ascoltandoti nei video che trovo su Internet, sento sempre delle pelli molto tirate ed un suono molto chiaro e aperto. E’ una scelta voluta andare contro tendenza oppure è a tuo dire la miglior soluzione sonora per la musica che vai a suonare ?

La seconda risposta 🙂

 

Dal 2014 suoni con gli Odezenne un gruppo che stringe l’occhio alle nuove sonorità elettroniche. Com’è cambiato il tuo drumming all’interno di questo progetto ?

Il compositore e produttore di Odezenne è Mattia Lucchini, mio fratello più piccolo. Nel gruppo lui suona la chitarra e le tastiere, oltre a comporre con il computer da tanto tempo. Suonavamo insieme già quando eravamo adolescenti, quindi è con piacere che mi sono aggregato agli Odezenne nel 2015 per fare la batterie dal vivo. Nella nostra famiglia non è neanche la prima volta che due fratelli suonino insieme. D’altronde nostro padre Enrico, quando era più giovane, suonava anche lui con suo fratello chitarrista Enzio. E’ strano come le cose si ripetino ..

 

A proposito di essere amante del vintage, ho visto dei video con gli Odezenne dove mi pare di vedere che usi un pad Simmons. Come mai questa scelta ? Che rapporto hai con l’elettronica applicata al set ?

E’ stato Mattia che comprò la Simmons soprattutto per usare i suoni che ci sono nel modulo. Successivamente, quando sono arrivato nel gruppo, abbiamo deciso di usare i pad principalmente per il look -da suonare sono un po dei pezzi di legno. Adesso invece uso dei pad della Roland

Cos’è il ritmo per te ?

Movimento , intensità , la voglia di ballare o almeno di muoversi ..

Frank Zappa diceva che “senza deviazioni dalla norma non c’è progresso”. Batteristicamente e nella vita quotidiana quali scelte hai fatto per deviare dalla norma ? Quanto conta per te progredire ?

Progredire per me è una questione quotidiana. Appena rientro da delle tournée vado subito a studiare.
Dopo avere assimilato il linguaggio cerco di fare le cose a modo mio ma deviare dalla norma sinceramente non è una cosa a cui penso. Ho come l’impressione di avere già molta fortuna nel poter fare questo mestiere che non è proprio nella norma …

Se prima le collaborazioni avvenivano solo a livello locale, ora si ha la possibilità di registrare e collaborare anche a distanza. A te è mai capitato ? Allargandosi le possibilità, si allarga anche la concorrenza. Perché qualcuno dovrebbe scegliere te come batterista di un progetto ? Cosa pensi che ti possa rendere unico ?

No non mi è mai capitato collaborare a distanza.
Mi piace pensare che la gente mi chiami per la mia musicalità e il mio swing ma alla fine non so !
Ma non cerco a tutti costi di essere unico nel mio modo di suonare . Cerco di suonare bene è già una cosa difficile. Dopo secondo me la personalità viene fuori comunque , e se si hanno delle cose da dire « qualcosa » succede ..

 

Che importanza deve rivestire la cultura nella tua musica ? Oltre alla musica, come alleni il tuo cervello all’arte ?

E’ molto importante per me nutrire la mia ispirazione con la musica ovviamente. Ascolto molto jazz ma anche classica, musica elettronica , hip hop. Oltre alla musica, mi interessano anche molto le scienze (l’astronomia , ecologia) e pratico parecchio la mediazione Vipassana. Penso che grazie al mio mestiere e viaggiando molto spesso, posso essere molto nutrito da diversi input datemi dalla gente che incrocio.

Ci sono mai stati momenti in cui volevi lasciar perdere ?

No, la musica è sempre stato un po un gioco per me. In certi periodi studio meno seriamente ma ho un bisogno quotidiano di suonare e ascoltare musica.

Sei te in prima persona che ricerchi nuove collaborazioni oppure aspetti che le occasioni si presentino da sole ?

Cerco di provocare le collaborazioni incontrando un massimo di musicisti nelle numerose sessions che ci sono a Parigi, oltre poi ad andare fuori spesso nelle jam o ad ascoltare altri gruppi .

Il tuo futuro lavorativo lo vedi in Italia o ancora all’estero ?

Bè mi piacerebbe venire più spesso a suonare in Italia ma visto la situazione di cui ti parlavo prima mi vedo rimanere qui in Francia e soprattutto qui a Parigi.

Impossibile non farti qualche domanda su tuo padre. Puoi descriverci l’Enrico Lucchini che non conosciamo ? Che tipo di padre è stato per te ?

Enrico è sempre stato una persona appassionata; anche se io e mio fratello siamo andati a vivere in Francia giovani , ad entrambi ci ha trasmesso la passione per la musica. Ha messo su famiglia a 45 anni dopo 25 anni di vita da musicista. I vincoli di questa vita non erano sempre facili per lui da gestire ma ha sempre avuto molto humour ed un certo distacco nella vita. Aggiungo anche che era una persona molto sensibile.

Viene spesso descritto come una persona schietta e molto diretta. Era così anche quando non era dietro la batteria ?

Era lo stesso sì : sincero e molto (!) diretto. Era anche molto impaziente , sopportava male le ingiustizie e si incavolava spesso … un po’ di meditazione gli avrebbe fatto bene.. (risata)

Enrico è stato a detta di tutti “uno dei padri della batteria in Italia”. Come didatta qual’è la cosa sulla quale si è più soffermato con te d’allievo ? Sei mai stato geloso dei tanti altri “figliocci” ?

No, ho sempre avuto una relazione privilegiata con lui. Mi ha sempre sostenuto ed incoraggiato anche quando ho incominciato a suonare rock durante l’adolescenza (risata )
Con lui ho studiato il piatto, mi faceva suonare molto sui dischi e parlavamo molto. Penso che queste cose abbiano sviluppato enormemente le mie orecchie, la mia memoria e la mia adattabilità.

Essere figlio d’arte ha rappresentato per te uno scoglio oppure ti ha facilitato ?

Ovviamente vivere in un ambiente con molta musica è stato un vantaggio. Ma per la mia carriera vivendo in Francia nè l’uno, nè l altro.

Su Facebook hai messo una sua foto mentre suona una Wooding con rullante Hollywood. Che batterie amava ? Possiedi ancora qualche suo strumento ?

Sì, possiedo sempre le 2 vecchie Gretsch che lui usava : una con la cassa da 18 che uso nel mio studio ed un’altra periodo round badge con la cassa da 20 che uso con gli Odezenne.

Era amante dei piatti vintage. C’era qualche piatto che amasse in maniera particolare ?

I vecchi piatti K che uso ancora anch’io 🙂

E’ stato endorser dello storico marchio italiano ?

Endorser non saprei dirti, ma mi ricordo che c’erano parecchi piatti Ufip a casa

I suoi insegnamenti sono andati ad alcuni tra i migliori batteristi di generi molto lontani tra loro. Mi vengono in mente Michele Rabbia con la sua avanguardia musicale, Elio Rivagli, Maxx Furian, Lele Melotti e Christian Mayer con la loro sconfinata discografia pop, Paolo Pellegatti nel mondo jazz, Sergio Pescara sul lato più rock. Quale pensi che sia stato l’elemento universale della sua didattica ?

Ma direi la sua psicologia e la sua capacità ad individualizzare il suo insegnamento adattandosi alla personalità -non solo musicale- dei suoi allievi.

Cosa direbbe della situazione musicale attuale in Italia ?

Sarebbe sicuramente un po desolato dalla dimensione così mercantile che c’è in giro, ma allo stesso tempo sarebbe felice di vedere che ci sono sempre più musicisti di buon livello.

Si narra di ragazzi che partivano da Parigi per venire a lezione da lui. E’ vero ?

Ma da Parigi non saprei, ma mi ricordo che c’era gente che chiamava a casa dal sud italia, anche dalla sicilia per venire a lezione.

Ha avuti tantissimi allievi che sono diventati tra i più importanti musicisti in Italia e nel mondo. Sei particolarmente legato a qualcuno di loro ?

Ogni tanto ci scriviamo con Maxx Furian. Sono stato contento di rivedere il team della Drummeria qualche anno fa per una serata a Quarna in Piemonte. Era un omaggio ad Enrico ed a quel posto lui era molto legato. Mi ricordo che ci portava da bambini.

Quali batteristi ascoltava principalmente ? E’ vero che non amasse particolarmente i dischi da solista di Weckl ?

Weckl non era decisamente la sua estetica preferita, ma penso che era anche un po una provocazione per andare contro la moda di quel periodo. Penso che questo che era un’ulteriore lezione nei confronti dei suoi allievi; era come per dire che non si può cominciare dalla fine. Lui ascoltava molto i grandi di sempre come Elvin Jones, Roy haynes, Philly Joe e molti altri

Sono romano ed ho conosciuto il nome di Enrico Lucchini la prima volta attraverso le tante manifestazioni fatte in suo nome. Che rapporto hai con queste manifestazioni ?

Ci sono stato qualche volta. Dopo personalmente le serate batteristiche non sono quello che preferisco haha .. Ma alla fine queste hanno contribuito a mantenere il suo nome.

In Italia, Luca Luciano e Alfredo Romeo sono due delle persone più attive nel ricercare e far riscoprire la storia del nostro strumento e delle nostre radici. Quanto pensi che sia importante riscoprire il nostro passato ?

Penso si debba conoscere bene il nostro passato e nutrirsene per fare le scelte giuste ed andare avanti.

Un’ultima domanda : ai mondiali tifi Italia o Francia ?

Ahahaha ho sempre tifato l’Italia

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