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Marcello Piccinini, un noisemaker per Dardust

marcello piccinini dardust

Musicista eclettico dal percorso curioso. Un approccio allo strumento che s’intreccia alla sua vita. Un viaggio continuo ad esplorare nuove civiltà, nuovi suoni, nuove culture.

Marcello Piccinini è attualmente in tour con il produttore Dardust (Dario Faini), uno dei nomi più caldi del panorama musicale italiano attuale. Didatta e performer, l’estrema varietà di esperienze accumulate ne impediscono una definizione che lo possa inquadrare in una fredda “categoria”. A esperienze di musica d’avanguardia, dove il suono della sua batteria diventa elemento solista, ad esperienze di musica etnica, jazz, pop e molto altro arrivando a esperienze di musicare film muti. Artista completo e poliedrico. 

Sicuramente importante nella sua attività è la passione verso la musica reagge, passione che lo rende protagonista d’interessanti eventi didattici centrati su questo genere. Approfittando dell’imminente tour, abbiamo scambiato qualche considerazione sui diversi aspetti della sua carriera e di elementi ad essa collegati.

Intervista a Marcello Piccinini

Essere il batterista di Dardust

Ciao Marcello, a dicembre hai preso parte ad un’orchestra diretta da Dardust. Com’è nata questa esibizione ? Questa collaborazione avrà seguito in altre date dal vivo ?

Una cosa molto particolare era il set che suonavi. Difatti suonavi un set interamente elettronico. Che rapporto hai con l’elettronica ?

A tuo dire quale sarà il futuro dell’elettronica ? Prima o poi scalzerà lo strumento acustico o sarà sempre interpretato come strumento ausiliare ?

Essere un noisemaker : la ricerca sonora

Di tuo ho sempre apprezzato i colori all’interno dei tuoi kit. Difatti spesso assembli kit con strumenti non convenzionali ma che riesci sempre a ben amalgamare all’interno degli altri tamburi e piatti. Come nasce la tua ricerca sonora ?

All’interno dei tuoi laboratori usi strumenti di recupero. Com’è nata questa tua specializzazione ? Come studi gli strumenti da ricreare ?

Tempo fa, una delle sue ultime invenzioni fatte da quel genio di Remo Belli fu una pelle da applicare su un secchio e farlo diventare un rullante. Visti anche i successi dei musicisti busker e del gruppo Bamboo, secondo te questa tipologia di reinventare le percussioni possono essere un possibile futuro o è solo un modo di raccontare la frenetica società odierna dettata dalle giornate a spostarsi da una strada all’altra ?

Ti ho visto spesso anche con una Hollywood vintage. Che storia ha questo strumento ? Sei appassionato di vintage ? Cos’hanno gli strumenti vintage di diverso rispetto agli strumenti odierni ?

Come lavori sul tuo suono ?

Hai qualcosa che ritieni essere la tua firma sonora per cui qualcuno ti può facilmente riconoscere ? Cosa rappresenta per te il suono ?

La passione verso la musica reggae

Cosa particolare è anche la tua passione per la musica reggae. Come nasce questa passione e come si è sviluppata ?

La cosa che m’incuriosisce è proprio che pur essendo un musicista molto addentrato alla sperimentazione, prediligi una musica estremamente radicata nelle proprie tradizioni. Può essere un controsenso oppure è una tua personale sfida che t’imponi ?

Per un altro parere sull’argomento leggi anche l’intervista a Gaetano De Carli
“Il batterista siciliano che guarda al suono del mondo”

Studiare viaggiando : dal Drummers Collective agli studi in Brasile e Senegal

Per studiare hai viaggiato molto all’estero, spingendoti a vivere oltreoceano ed in Africa. Cosa rappresenta per te il viaggio ?

Se prima abbiamo parlato del viaggio e di conoscere nuove persone e correnti musicali, ora si può viaggiare e scoprire nuove musiche anche stando seduti davanti ad un computer. Che rapporto hai con questo nuovo modo di viaggiare ?

Nel tuo percorso di studio sei andato a studiare all’estero. Che ricordo hai della tua esperienza negli States ed in Brasile ? Quali sono state le cose che maggiormente ti hanno stupito ?

Hai avuto modo di conoscere due batteristi che ho apprezzato ed apprezzo molto come Elvin Jones e Will Calhoun. Puoi raccontarci come si articolavano le lezioni con questi due colossi della batteria ? Su quali punti hai basato lo studio con loro ? Cosa ti ha particolarmente colpito del loro approccio ? Puoi raccontare qualche aneddoto ?

Qual è la principale differenza a tuo dire dal modo di vivere la musica negli States ed in Italia ? Il Brasile è una nazione che pare vivere a ritmo di musica, così come anche l’Africa. Quali sono a tuo dire le convergenze tra queste due tradizioni sonore ?

Per un altro parere sull’argomento leggi anche l’intervista a Tommaso Sansonetti

Attualmente cosa t’ispira maggiormente ?

Nel dopoguerra il jazz rappresentava l’avanguardia e molti locali proponevano questa musica avanguardistica ad un pubblico non ancora preparato, ma molto affamato di voler scoprire. A distanza di molti anni, la situazione sembra essere ribaltata dove assistiamo ad un pubblico molto preparato ma poco propenso alla scoperta del nuovo. Secondo te è così o vedi qualche barlume di speranza ? Il pubblico è ancora affamato di ricerca sonora o novità ?

Sei marchigiano. Questa città come ti ha cresciuto musicalmente ed artisticamente ? A tuo dire, è una regione che offre molto oppure pensi che sia difficile emergere in questa realtà ? Quali pensi che siano le principali difficoltà ?

Il rapporto con la batteria

Come hai iniziato a suonare ? Quali sono stati i tuoi idoli agli inizi ?

Cosa rappresenta per te la batteria ?

Frank Zappa diceva che “senza deviazioni dalla norma non c’è progresso”. Batteristicamente e nella vita quotidiana quali scelte hai fatto per deviare dalla norma ? Quanto conta per te progredire ?

Vivere di musica al giorno d’oggi

Ci sono mai stati momenti in cui volevi lasciar perdere ?

Se prima le collaborazioni avvenivano solo a livello locale, ora si ha la possibilità di registrare e collaborare anche a distanza. A te è mai capitato ? Allargandosi le possibilità, si allarga anche la concorrenza. Perché qualcuno dovrebbe scegliere te come batterista di un progetto ? Cosa pensi che ti possa rendere unico ?

Cosa rappresenta per te l’arte e come la ricerchi ? Questa ricerca influenza il tuo modo di suonare o d’intendere la vita ?

Com’è cambiato il lavoro ed in che direzione si muoverà il lavoro del musicista in futuro ?

Ora molta informazione passa attraverso i social e Youtube, mentre una volta si andavano a scoprire i musicisti guardandoli da vivo. Com’è il tuo approccio verso questa nuova tendenza ?

Ai giorni odierni si può vivere di sola musica ? Che consigli daresti a qualcuno che oggi vuole fare della musica la propria professione ?

Sei te in prima persona che ricerchi nuove collaborazioni oppure aspetti che le occasioni si presentino da sole ?

Sei un maestro di batteria. Quali valori cerchi di dare ai tuoi allievi ? Quali metodi consigli e come i tuoi maestri ti hanno influenzato in questo tuo lavoro ?

Insegni anche a ragazzi giovani. Cosa noti nelle nuove generazioni e nel loro approccio alla musica ? Che mondo musicale pensi che si troveranno ad affrontare quando inizieranno a suonare in giro ?

Quali sono le caratteristiche principali che deve avere un ragazzo adesso per lavorare ?

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