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Kanjira, la cornice indiana

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La musica indiana è considerata dagli esperti una delle musiche più complesse da eseguire. Cicli poliritmici si alternano a metriche assai ardue da replicare. Da questa cultura non poteva non nascere di conseguenza, una fortissima tradizione percussiva

La kanjira, khanjira, khanjiri o ganjira, è un tamburo a cornice dell’India meridionale. Come strumento folk e bhajan, è stato usato in India per molti secoli. Fu modificato in un tamburo a cornice con un singolo paio di jingle di Manpoondia Pillai verso la fine dell’800, periodo in cui lo strumento fu usato per alcuni palcoscenici di musica classica. Il suo utilizzo principale lo si trova nei concerti di musica carnatica (musica classica indiana del sud) come strumento di supporto per il mridangam.

Simile al tamburello che troviamo nella cultura occidentale, è costituito da una cornice circolare generalmente fatta con il legno dell’albero della giaca (pianta tipica della zona dell’Himalaya occidentale). Il diametro dello strumento varia tra i 7″ ed i 9″, mentre la cornice è alta tra i 2″ e i 4″. La pelle è tradizionalmente fatta in pelle di varano, mentre l’altro lato è lasciato aperto. Tuttavia ai giorni d’oggi, il varano è un’animale in via d’estinzione e di conseguenza la commercializzazione della sua pelle è vietata in tutto il mondo a causa della protezione delle leggi sulle specie. In alternativa, alcuni musicisti negli ultimi anni hanno sperimentato con successo l’utilizzo della pelle di capra. Difatti, dopo aver suonato per un pò, la pelle di capra diventa sempre più flessibile e offre una gamma più ampia di possibili modulazioni. Lateralmente allo strumento troviamo una singola fenditura che contiene dai tre ai quattro piccoli dischi di metallo (spesso vecchie monete) che risuonano quando viene percosso lo strumento.

La kanjira è relativamente difficile da suonare, specialmente nella modalità con cui accompagna la musica carnatica dell’India meridionale, proprio per ragioni che includono la complessità dei pattern percussivi usati nella musica indiana. Normalmente viene suonato con il palmo e le dita della mano destra, mentre la mano sinistra supporta il tamburo. La punta delle dita della mano sinistra può essere utilizzata per piegare la pelle e alterare il tono applicando una pressione vicino al bordo esterno. E’ uno strumento a nota indeterminata, a differenza del mridangam o del ghatam.

Normalmente ha un suono molto acuto. Per ottenere un buon suono dei bassi, l’artista riduce la tensione della testa di tamburo spruzzando acqua all’interno dello strumento. In questa maniera la pelle si allenta, ma questo processo potrebbe dover essere ripetuto durante un concerto per mantenere un buon suono. Tuttavia, se lo strumento è troppo umido, avrà un tono morto, che richiede 5-10 minuti per asciugare. Il tono è anche influenzato dalle condizioni esterne di temperatura e umidità. Gli artisti di solito portano un paio di kanjira in modo che possano mantenerne almeno uno in perfette condizioni in qualsiasi momento.

Per evitare tali problemi, ultimamente molti artisti hanno iniziato ad utilizzare con molta frequenza, lo strumento prodotto dalla Remo percussion.

La percussione della Remo propone una pelle sintetica studiata per essere il più possibile similare alle proprietà della pelle del varano, sia come timbro, sia esteticamente. Come filosofia del marchio impone, anche il fusto è fatto nel rispetto dell’ambiente ed è costituito in acusticon (fibra di legno).

Vi propongo un assolo per capire al meglio i suoni che possono essere generati da questo particolare strumento :

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