Giunta alla quinta edizione, Poliritmica si staglia nel panorama italiano come uno dei festival più importanti incentrati sul mondo delle percussioni. Proprio all’approssimarsi della quinta stagione il festival cambia pelle e muta la formula. Difatti se nelle passate edizioni il programma era spalmato in giornate vicine, quest’anno il programma in più giornate dislocate lungo l’intero anno.
L’approssimarsi delle prossime date mi da lo spunto per parlarne con Davide Merlino, valevole musicista d’avanguardia ed organizzatore del festival
Intervista a Davide Merlino
Ciao Davide, il festival Poliritmica è arrivato quest anno alla sua quinta edizione. Un’edizione con molte novità, la prima tra tutte è rappresentata dallo spalmare gli eventi su più giorni. Come procede questo esperimento ?
L’esperimento procede molto bene direi! Abbiamo avuto tanti ospiti internazionali distribuiti qua e la durante l’anno, sia per delle masterclass che per dei concerti; la cosa ha creato molto più interesse per il pubblico, oltre ad aver dato a noi la possibilità di organizzare momenti diversi tra di loro. La quinta stagione era il nostro principale obiettivo, ma ora si pensa al decimo anniversario insomma.
Tra qualche settimana arriverà Horacio Hernandez a chiudere questa serie di eventi per il 2019, mentre nel 2020 avete già in programma Israel Varela. I loro nomi si aggiungono a quelli di Michele Rabbia, Ingar Zach, Khompa, Giulio Galati e Jacopo Pierazzuoli. Come hai elaborato questo variegato programma ? Quali sono le caratteristiche che uniscono secondo te questi musicisti coinvolti ?
Sì il 04 dicembre avremo una sua masterclass e il 05 dicembre il concerto di The Start Point con lui come ospite! Cerchiamo di proporre diversi artisti provenienti da mondi culturali molto diversi tra di loro in modo da presentare un ventaglio di possibilità differenti di approccio ritmico alla musica. Quest’anno abbiamo avuto tanti batteristi, ma negli anni non sono mancati vibrafonisti o marimbisti di tutto rispetto (David Friedman, Andrea Dulbecco, Ney Rosauro, Pasquale Mirra solo per citarne alcuni), così come grandi percussionisti afrocubani (Dudù Kouate, Magatte Dieng, Gilson Silveira). Il 23 e 24 maggio avremo una masterclass e un concerto con Israel Varela insieme all’ensemble Waikiki con i quali porteremo in giro per l’Italia il progetto percussivo con le sue musiche arrangiate da Francesco Pinetti (che farà il 18 gennaio una masterclass di vibrafono jazz). Con noi sul palco tanti amici che vengono sempre a trovarci, come Francesco D’Auria, Luca Gusella e Paolo Pasqualin.
I nomi che scegli di anno in anno sono tutti nomi che pongono la loro arte sempre fuori dagli schemi. E’ la stessa caratteristica che ricerchi anche nella musica che suoni ? Quanto è difficile essere sia musicisti che direttore artistici ?
Tutti i musicisti dovrebbero essere anche organizzatori e agitatori culturali, ci sarebbe un sacco di lavoro in più per tutti e si capirebbe come funziona “d’all’altra parte”; tante volte come artisti pretendiamo cose che poi mettono in crisi chi organizza e i veri organizzatori mediamente lo fanno per passione e non per lucro, quindi andrebbero aiutati di più dando maggiori disponibilità. Un musicista/organizzatore d’altra parte sa come coccolare i propri ospiti e noi non ci risparmiamo. Gli artisti che coinvolgo a volte si avvicinano di molto al mio modo di suonare e di concepire la musica, penso a Gino Robair o Rabbia e Zach, o al duo Sanna e Salis per esempio : li ammiro da anni e mi piace scambiare con loro idee e pensieri filosofico/percussionistici.
Clinic di Michele Rabbia e Ingar Zach durante il festival (foto di Laura Caligiuri)
Ho un particolare affetto verso la musica di Michele Rabbia. Puoi parlarci di come si è svolto l’evento e qual’è stata la risposta di pubblico ?
Una lunga chiacchierata sul movimento e sul silenzio, sulla sottrazione e sullo stupore di chi suona e di chi ascolta, una vera e propria magia che ha coinvolto l’audience variegato presente in sala. Alla sera poi in una decina di musicisti ci siamo fermati per registrare un’ora di musica tutti insieme per l’etichetta di musica improvvisa Floating Forest REC.
Il festival è molto legato alla città di Verbania. Per voi questa città ha rappresentato una valida spalla oppure l’avete vissuta come un limite ? Secondo te il festival potrebbe venir replicato in altre città ?
Il Festival Poliritmica funziona molto bene a Verbania perché i paesaggi naturalistici e artistici che il luogo ci offre sono unici e affascinanti. Negli anni abbiamo suonato con il lago sullo sfondo o con le montagne a far da cornice a meravigliosi parchi di ville d’epoca, cose che non si trovano ovunque. Sicuramente si soffre il fatto di essere un piccolo Comune di una piccola Provincia di confine, quindi i fondi stanziati per il progetto sono pochi e discontinui, speriamo nella lungimiranza del nuovo Assessore alla Cultura che si è dimostrato subito attento e sensibile e ci sta dando un aiuto per portare avanti in sinergia il festival.
Ammetto che il nome di Horacio Hernandez mi ha particolarmente colpito. Adoro il musicista cubano al punto tale che nella mia personale classifica di clinic a cui ho preso parte, metto in cima proprio una clinic che feci con lui. Mi ricordo in particolar modo il suo modo di stimolarci nello studio e nel progredire, oltre alle impressionanti applicazioni sull’indipendenza degli arti. Quali sono secondo te i suoi punti di forza ? Come siete riusciti ad arrivare a lui ?
Indipendenza all’ennesima potenza e carica umana ed energia pura, queste le caratteristiche di Horacio! Grazie a Enea D’Incecco abbiamo avuto il contatto e buona parte dei fondi per organizzare la cosa, in questo evento un vero e proprio partner alla pari per Poliritmica. Nei prossimi anni ne faremo delle belle insieme!
Horacio è un musicista che si è esibito tantissime volte in Italia (al punto tale da viverci per un periodo) e che da qualche anno è relativamente lontano dai grandi riflettori. Non hai paura di una possibile minore affluenza ?
Non penso sarà un problema, chiunque abbia avuto in mano delle bacchette in questi ultimi vent’anni ha sentito parlare di Horacio.
Il festival è partito 5 anni fa. Com’è nato questo festival e com’è cambiato nel corso degli anni? Quali sono le maggiori difficoltà e le cose che più ti gratificano ?
Il piacere di avere a stretto contatto grandi artisti con cui condividere davanti ad una bottiglia di vino i propri pensieri, e magari condividere con loro il palco, una registrazione. Il Festival in questi anni si è sviluppato ad elastico a seconda dei fondi a disposizione, noi Waikiki partecipiamo e organizziamo gratuitamente il tutto appoggiandoci all’Associazione Ente Musicale Verbania, la banda cittadina, che ci lascia spazi, strumentazione e segue la parte burocratica. Un grande aiuto anche da parte di ANBIMA VCO e della Cooperativa Divieto di Sosta e dei nostri sponsor : Diril cymbals, Code, Evo, Respighi liuteria, Le Soprano Drums.
Ti seguo dagli anni di Drumset Mag dove parlavi di sviluppi e suoni “futuristici” delle percussioni, alternando anche ad interviste. Che ricordo hai della rivista ? C’è un articolo a cui sei particolarmente legato o un’intervista che avresti voluto fare ?
DrumsetMag è stata una bellissima esperienza alla quale mi ha avvicinato Alfredo Romeo nel 2010. Purtroppo la carta stampata di settore non sta vivendo un bel momento e quindi lo scorso anno si è interrotto questo viaggio al quale ho avuto l’onore di poter partecipare. La mia rubrica “Unhortodox behaviour” parlava proprio di comportamenti percussionistici e percussionisti poco ortodossi, molto avanguardistici, alcuni di questi personaggi li sto invitando un poco alla volta a Poliritmica, proprio per dare continuità al nostro pensiero condiviso di “musica altra”
Per quello che riguarda il Davide Merlino musicista, quali sono i tuoi prossimi impegni ?
Ho diversi progetti che porto avanti con entusiasmo e testardaggine: gli OlmO un quartetto situato tra prog e jazz con i quali registreremo un nuovo disco, con Waikiki nelle sue forme cangianti dal trio jazz all’ottetto classico, il mio Disperatamente Solo uno spettacolo di musica contemporanea e free molto interattivo al limite del teatrale, e poi tante collaborazioni con Israel Varela, Brian Quinn, Federico Bagnasco, Gabriele Pezzoli, Lorenzo Erra, Bienoise, grandi artisti che si muovono tra il jazz di frontiera e la free music. Come organizzatore ancora tanta Poliritmica e l’etichetta Floating Forest Rec un fiore all’occhiello del free che nasce tra laghi e monti qui in Piemonte.
Un Merlino felice anche nel 2020!
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